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Breve storia dell'Ucraina
Formazione del paese
In epoca preistorica l'Ucraina appare già abitata da popolazioni di agricoltori che, grazie all'abbondanza d'acqua e al fertile terreno della regione, trovarono condizioni favorevoli all'insediamento. Queste popolazioni furono soggiogate dagli Sciti, un popolo indoeuropeo seminomade originariamente stanziato a nord di Caucaso che, all'apice della sua potenza, occupò le coste del Mar Nero e la valle del fiume Dnipro tra il VII e il VI secolo a.C. Contemporaneamente la regione venne colonizzata dal mare da migranti Greci, che fondarono diverse colonie lungo la costa. L'interazione tra gli Sciti e i Greci delle colonie produsse una cultura propria con caratteristiche originali rispetto a quelle dei popoli confinanti. Nei lunghi secoli di vicinanza diverse comunità scite divennero in parte ellenizzate, e costruirono a loro volta delle città-stato improntate al modello greco. Nella parte occidentale dell'odierna Ucraina erano stanziati i daci.

La prima unificazione del territorio risale all'invasione di un popolo scandinavo. Alla fine del IX secolo, dalle popolazioni diverse che abitavano nel territorio di Ucraina si formò un regno, la cui estensione andava dalle rive del Volga al Danubio fino al Mar Baltico. Kyiv, la capitale di questo regno, divenne un punto di passaggio obbligato del commercio lungo il Dnipro, tra il Baltico e il Mar Nero. Il principe Oleg per primo organizzò l’esercito ucraino, fece grandi conquiste e firmò il patto di pace con Costantinopoli. Un importante ruolo culturale ebbe il Battesimo in rito bizantino dell’Ucraina nel 988 in Kyiv. Il cristianesimo unificò il paese e alzò il suo livello culturale che così poteva far parte della comunità degli stati europei. Iniziò così un periodo di forte influenza bizantina sulla cultura del regno. Attenzione particolare si dedicava allo sviluppo dello stato, alla cultura ed istruzione. In questo tempo furono fondate le prime scuole presso le chiese, nei monasteri si copiavano i libri in scrittura cirillica che provenne dall’alfabeto antico-bulgaro. Kyiv strinse patti di mercato libero con molti paesi europei come Grecia, Italia, Ungheria e Prussia.

La parte occidentale dell’Ucraina, il principato di Galych-Volyn con centro Lviv, fu infatti di più influenzata dalla cultura di altri paesi europei occidentali. Il popolo di Galych-Volyn era animato da grande patriottismo e conoscenza dell’importanza della cultura e della organizzazione, la quale per i cittadini significava il potere statale del solo principe. Ma il principato fu indebolito dalle lotte continue per il potere tra i principi e i loro consiglieri, boiardi.

Il primo stato ucraino fu distrutto dalle lotte interne e, in seguito, dall’impoverimento dei cittadini, e dalle discordie dei principi, come succedeva spesso nella storia ucraina. Il principato settentrionale Novgorod si staccò dal Kyiv, il popolo si mischiò con i finlandesi e i popoli asiatici, perdette la sua cultura autentica, e formò lo stato Moscovia che poi venne chiamato Russia. Il principato di Kyiv, indebolito dalle lotte con Novgorod, venne conquistato e distrutto dai Tartari nel 1238. Invece l’ultimo principe di Galych-Volyn – Yuriy II – venne avvelenato dai suoi consiglieri che volevano estendere i loro diritti e nel 1340 il principato occidentale crollò, passando sotto dominio polacco. Da questo periodo e fino al XX secolo il popolo ucraino divenne nazione senza lo stato organizzato, facendo parte di tanti altri paesi.
Periodo dei cosacchi
Le terre ucraine vennero sempre più conquistate da Polonia, la quale trasformò i contadini nei servi dei signori polacchi, senza diritto di proprietà. Anche i borghesi erano privi dei diritti e oppressi nella questione di cristianesimo ortodosso. Nel 1453, quando Costantinopoli cadde sotto dominio dei turchi, l’ortodossia ucraina perdette il suo centro religioso. Alcuni vescovi decisero di riconoscere l’autorità del Papa per ottenerne il sostegno e riconquistare la libertà, perfino non solo religiosa, altri non acconsentirono alla rinuncia alle tradizioni antiche. Questa discordia fece peggiorare ancora la situazione e finì nelle risse tra i greco-cattolici (uniati) e gli ortodossi. Per disperazione la gente scappava dalla steppa nelle zone meridionali e orientali che erano ricche per le risorse naturali, ma spopolate per causa di continui attacchi tartaro-turchi. Lì, lungo le coste di grandi fiumi furono costruite le città e i villaggi indipendenti, ma abbandonati a sé stessi, dove ognuno doveva essere nello stesso tempo un agricoltore e un guerriero per sopravvivere. Con il tempo queste città stabilirono le relazioni tra loro, organizzarono le schiere armate che vennero chiamate cosacchi. I cosacchi difendevano il popolo ucraino e spesso attaccavano la Turchia per ottenere soldi, armi, cavalli o altri beni. Pure alcuni signori ucraini andarono tra i cosacchi per sentirsi liberi e acquisire il coraggio e la saldezza, loro sostenevano anche le scuole e le accademie presso le città indipendenti. Nonostante ciò l’Ucraina non era ancora uno stato ben strutturato e indipendente. La Polonia non voleva mai riconoscere l’Ucraina come uno stato, ma lo dichiarò un insieme di sudditi-scismatici, e cercava sempre di conquistare lo stato cosacco, accusandolo di separatismo e di ribellione contro il re polacco.

Lo stato cosacco ebbe il maggior sviluppo nel 1648 con il capo Bogdan Chmelnyckyj, il quale, essendo diplomatico e ben istruito, organizzò una rivolta contro il potere polacco, riconquistando alcune terre occidentali ucraine e firmando la pace con la Polonia. Però la Polonia non mantenne l’accordo, facendo guerre continue, per le quali il popolo ucraino non aveva più forze. La frontiera cambiava spesso, tante città e villaggi vennero distrutti. Nel 1654 trovandosi tra i due avversari – polacchi e i turchi – Chmelnyckyj firmò il trattato di alleanza (Trattato di Perejaslav) con la Russia zarista, la quale pure era spesso in guerra con Polonia. Ma presto si capì che la Russia non era un alleato, ma un conquistatore che voleva assimilare Ucraina e trattava il popolo ucraino come i suoi sudditi. Nonostante le promesse di autonomia contenute nel Trattato di Perejaslav, l'elite ucraina e i cosacchi non ricevettero mai le libertà che attendevano dall'Impero Russo. Chmelnyckyj cercò altri alleati (ormai contro la Russia), come la Svezia, ma preoccupandosi del suo errore fatale – l’alleanza con l’Impero Russo – si ammalò e morì senza riuscire a riparare a questo torto. Molti suoi successori cercarono di liberarsi dall’oppressione russa, ma sempre senza successo. L’esercito russo era più numeroso, anche lo zar si impegnava di rovinare Ucraina con la forza, con la corruzione – anche in ambito religioso – e con l’introduzione della cultura russa che era estranea al popolo ucraino, il quale con la sua mentalità era abituato al potere democratico, e non al quello monarchico.

Nel 1775 Caterina II distrusse completamente lo stato cosacco, i capi dell’esercito finirono in galera, altri scapparono al delta di Danubio nelle terre della Turchia che ormai guardava i cosacchi come possibili alleati contro la Russia. Questo periodo nella storia viene chiamato “la rovina” e il popolo ucraino di nuovo rimase privo di un suo stato.
XIX-XX secolo
Nel 1772 la regione occidentale di Galych (Galizia) viene annessa dall’Austria. La situazione del popolo ucraino migliorò, perché il governo austriaco era attento alle questioni dell’agricoltura e dell’industria che in Ucraina era rimasta molto indietro, e abbastanza tollerante per l’ortodossia e per l’istruzione. Furono fondate molte scuole, anche se la lingua principale fu il tedesco, e l’università a Lviv. Prima della questione dell’istruzione si preoccupavano solo gli ordini religiosi che in questa parte dell’Ucraina erano tutti ortodossi greco-cattolici. Si costruirono le strade e le ferrovie, chiamate imperiali, e i primi alberghi. Questo era un periodo di una forte influenza occidentale, la quale si può notare anche nella architettura di Lviv (Lemberg), antica capitale della Galizia absburgica. Nel 1867 Austria adottò la costituzione, e quindi gli ucraini, insieme con gli altri popoli, ricevettero i diritti civili. Viene fondata “Prosvita” (tradotto dall’ucraino significa “l’Illuminismo”), un’organizzazione pubblica che diffondeva l’istruzione anche nei villaggi lontani e stampava i libri e le riviste in lingua ucraina. Il suo ruolo era importante per il risveglio del patriottismo e del senso dell’unità in questa nazione divisa e oppressa. Insomma, il governo austriaco era abbastanza liberale con la nazione ucraina in confronto a quello russo.

Invece nell’Ucraina orientale si affermò il potere della Russia, la quale cercava di sradicare ogni traccia di tutto ciò che fosse ucraino. Nel 1876 uscì il decreto che vietava ogni manifestazione in lingua ucraina. Il governo zarista cercò di convincere il popolo che la lingua ucraina non esisteva, ma fosse solo un dialetto della lingua russa, un linguaggio di contadini e non di scienza e di letteratura; dichiarava a tutto il mondo che l’Ucraina è solo una regione della Russia. Anche il nome di Ucraina non si poteva nominare, fu cambiato a “Malorossia”, cioè “Piccola Russia”. L’intellighenzia fu spedita in carcere o nelle lontane regioni della Russia, invece molti russi furono trasferiti in Ucraina. Questa nazione eterogenea certo non era ispirata al patriottismo e all’idea dell’indipendenza.

Tuttavia, gli ucraini non perdevano la speranza di realizzare il loro desiderio dell’indipendenza. Nel 1917, dopo la rivoluzione russa, lo zar Nicola II abdicò al trono, invece l’impero Austro-Ungarico crollò. A Kyiv si formò il Consiglio Centrale con il presidente Hruscevskij che nel gennaio del 1918 dichiarò l’Ucraina una repubblica. Però era difficile mettere in ordine il paese, distrutto dalla rivoluzione. I contadini, poco istruiti, non volevano altro che ottenere le terre, i lavoratori vennero influenzati dalle idee dei bolscevichi che presero il potere nella Russia. L’intellighenzia si divise in parecchi partiti, ognuno dei quali voleva guidare la politica ucraina. Perciò, nonostante tutti gli sforzi e l’alleanza con la Germania e l’Austria, il vertice dello stato ucraino fu troppo debole nella lotta contro l'invasione della Russia bolscevica. Alla fine, secondo il Trattato di pace di Riga nel 1921, la Galizia e alcune altre regioni occidentali passarono sotto il potere della Polonia, la Bukovina fece parte della Romania, la Transcarpazia diventò il territorio ceco e la parte orientale finì sotto la Russia bolscevica.
È un frammento della mia tesi "Le opere di Goethe nelle traduzioni e interpretazioni ucraine".
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Bibliografia
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